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Lukas Graham presenta il suo album: “Il successo non è il mio scopo”

Ha iniziato a fare musica nella comunità hippie in cui è nato e Da allora non ha mai smesso. Lukas Graham pubblica il suo omonimo album. Lo abbiamo incontrato.
Lukas Graham - 7 Years intervista

Se nelle ultime settimane ti è capitato di accendere la radio e ascoltare la musica in rotazione, è molto probabile che il nome di Lukas Graham non ti suoni affatto nuovo, tutt’altro. La sua 7 Years, infatti, è da qualche mese in vetta alle classifiche dell’AirPlay radiofonico nazionale (secondo le rilevazioni di EarOne) e il singolo si attesta tra i brani più downlodati negli store digitali tanto da aver già conquistato il Disco d’Oro FIMI/Gfk con oltre 25mila copie certificate.

Dopo aver spopolato in tutta Europa, Graham è pronto a lanciare sul mercato il suo secondo omonimo album, in uscita oltreoceano e al di fuori della Danimarca il prossimo 1 aprile. Nella sua musica, passione fin da ragazzino, il giovane talento cresciuto nella comunità hippie di Christiania alle porte di Copenaghen ha convogliato influenze eterogenee: “Musica folk e classica mischiata al soul, al rock’n’roll e al rap è la mia base operativa”, ha affermato.

7 years cover

Ecco la tracklist di “Lukas Graham”:

  1. 7 Years
  2. Take the World By Storm
  3. Mama Said
  4. Happy Home
  5. Drunk In The Morning
  6. Better Than Yourself (Criminal Mind, Pt. 2)
  7. Don’t You Worry ‘Bout Me
  8. What Happened To Perfect
  9. Strip No More
  10. You’re Note There
  11. Funeral

Ragazzino anticonformista cresciuto nel quartiere più insolito del mondo occidentale (“non mi interessa la moda, mi piacciono i jeans con le t-shirt bianche e ci vado anche un tv”, chiarisce subito), una hit molto personale, intensa e commovente (leggi il testo in questo articolo) schizzata ai vertici delle charts e tanto, tanto da raccontare. Abbiamo incontrato Lukas Graham e la sua band (Mark Falgren, Magnús Larsson e Kasper Daugaard) a Milano in occasione della promozione del loro album.

La vostra 7 Years è una hit in tutto il mondo, al numero uno delle charts da Occidente a Oriente: come vi sentite?
Ho iniziato a scrivere musica senza pensare affatto che oggi mi sarei ritrovato con un successo del genere né tantomeno che avrei visitato dieci città diverse in sette giorni e sette fusi orari nel corso di tre settimane, dal Giappone alla Francia, dall’Irlanda all’Italia! Quando ho iniziato a strimpellare o scrivere non pensavo affatto al successo, né esso è necessariamente parte del percorso, non è quello che mi importa. Sta procedendo tutto così velocemente, ogni giorno viviamo una situazione diversa; è strano, ma in senso bello, positivo perché significa che domani ci sarà ancora qualcosa di nuovo! Ma, ripeto, il successo non è lo scopo di ciò che faccio.


Lukas, sei accompagnato da una band: quanto essere in gruppo aiuta ad affrontare una vita che cambia così rapidamente?
Essere in quattro aiuta tantissimo, perché permette di mantenere saldi i piedi per terra e ci ricorda davvero chi siamo. Credo che se fossi stato da solo sarebbe stato dannatamente duro rimanere normale. E poi non vorrei fare musica con nessun altro se non con loro!

Tutte le tracce dell’album in uscita sono molto personali: cosa e quanto racconti di te e della tua storia?
È la vita ad ispirarmi. Sono vissuto in una realtà dove non esisteva illuminazione per le strade, non c’erano auto, né polizia, ma la comunità era fortemente unita. Oggi sembra tutto così facile, ma in realtà da ragazzo non era affatto così. A scuola mi davano la colpa perché ero di Christiania. Ma ho imparato a fregarmene: sono una persona onesta e non c’è nulla da nascondere, allora perché non parlarne? Nel disco ci sono le mie storie personali, che porto dal vivo con i miei compagni di band come fossimo un organismo collettivo.

Come ti approcci alla scrittura delle canzoni e quali sono le emozioni che provi le interpreti sul palco?
Per me interpretare dal vivo brani come 7 Years provoca una profonda emozione, ma ogni brano è diverso. Questo pezzo, per esempio, è stato molto facile da scrivere mentre Better Than Yourself, benché lo abbia composto in poco tempo, è stato molto difficile da scrivere, ma è più semplice da fare live. Parla di un mio amico, vittima di una sparatoria e per questo finito in ospedale; quando la polizia ha trovato una pistola nella sua auto l’ha mandato in galera, da dove è scappato in Iran.

Non ti sei mai sentito troppo esposto nei tuoi testi?
Scrivere canzoni su me stesso è una forma di liberazione  e cantare la mie storie  non è qualcosa che mi renda debole, anzi mi rinforza. Parlo di me e dei miei valori, senza inseguire per forza il successo, come dicevo prima: credo che quando uno è coerente con se stesso e i suoi valori allora è anche un uomo di successo.

album Lukas Graham

Oltre alle storie ispirate all’ambiente in cui sei cresciuto, Christiania, dove trovi oggi ispirazione?
La parola ispirazione deriva dal latino e significa “riempita dal respiro di Dio”: è qualcosa che ha a che fare con lo spirito e con il divino. Al di là del lato religioso, mi piace pensare all’ispirazione come qualcosa che viene dall’anima, che nasce dall’ascolto di un dialogo interiore che ha bisogno anche di silenzio. Per me, camminare in una chiesa, in un museo o in un parco, nel silenzio, dà un senso di piccolezza rispetto al mondo e quella consapevolezza che, qualsiasi cosa io faccia, non può cambiare cose tanto grandi. È una rivelazione il momento in cui capisci che quello che ti accade oggi, alla fine, non conta proprio nulla nel passare del tempo.

Sul piano musicale sono varie le influenze che si ritrovano nell’album, c’è addirittura un pezzo (Better Than Yourself) che usa come base Sonata al chiaro di luna di Beethoven: come mai?
Non lo so, dovresti chiederlo al nostro produttore! ! (ride, ndr) La traccia originale era molto elettronica, quasi una canzone techno, ma i produttori hanno pensato di usare una registrazione al piano della sonata di Beethoven... in effetti non saprei come altro risponderti! (ridono, ndr).

Qual è l’aspetto più strano per voi di questo vostro enorme successo?
Beh, voi che ci intervistate, ci fate domande e il fatto che qualcuno in Italia leggerà quello che vi abbiamo detto! Tutto sta accadendo in maniera estremamente rapida: ciò che è cambiato, in realtà, non siamo noi, ma la percezione della gente che sta attorno a noi.

Quali sono i vostri prossimi impegni live?
Abbiamo un tour in partenza che già segna sold out sia in USA sia in UK, poi saremo in giro per l’Europa e saremo dal vivo anche in Italia a giugno. Vi aspettiamo!

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